Emobartonellosi gatto: sintomi e cura

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Un tempo nota come emobartonellosi del gatto, adesso identificata come micoplasmosi, ma sempre della stessa malattia stiamo parlando. Solo che ai ricercatori piace cambiare, un po’ come alle scale di Hogwarts ed ecco che l’emobartonellosi, malattia provocata dall’Haemobartonella felis, da un po’ di tempo è stata ribattezzata micoplasmosi a causa del fatto che il suo agente causale è stato rinominato Mycoplasma haemofelis a seguito di alcuni studi molecolari tramite PCR. Però noi siamo nostalgici e la chiameremo sempre e comunque emobartonellosi.

Emobartonellosi gatto: cause e come si trasmette

Esistono diversi emoplasmi o micoplasmi emotropici che possono provocare anemia emolitica. Si tratta di batteri gram negativi che sono capaci di infettare e distruggere i globuli rossi. Di questi micoplasmi, il M. haemofelis è quello più patogeno.

La malattia viene trasmessa da pulci (soprattutto Ctenocephalides felis), zecche (soprattutto Rhipicephalus sanguineus) e trasfusioni di sangue. Questo è un ulteriore buon motivo per applicare sempre correttamente l’antipulci al gatto. Sono questi vettori, infatti, che trasmettono principalmente la patologia.

Emobartonellosi gatto: sintomi e incubazione

Il periodo di incubazione dell’emobartonellosi è di 7-15 giorni, anche se sono segnalati casi di positività a 3-4 settimane. Sono tre le fasi della malattia:

  • acuta: è quando si ha il maggior numero di parassiti in circolo, quella in cui è più facile trovarli nello striscio di sangue e dove si ha grave anemia. Tuttavia alcuni gatti durante questa fase non hanno praticamente sintomi
  • recupero: l’ematocrito torna normale, anche se i parassiti persistono nel sangue (ma in quantità minore e sono dunque più difficili da trovare in uno striscio ematico)
  • portatore: il gatto può rimanere solo leggermente anemico, con scarsi parassiti in circolo. Tuttavia, a seguito di stress, altre malattie o farmaci immunosoppressivi (fra cui anche il cortisone), ecco che si hanno delle recidive

Ci sono poi diversi fattori di rischio da tenere in considerazione, spesso causa di anemie croniche:

  • infezione da FIV e/o FeLV
  • ascessi da morsi
  • gatti giovani di età inferiore ai 3 anni
  • gatti di strada

I sintomi di emobartonellosi nel gatto variano parecchio e spesso sono aspecifici. La gravità della malattia dipende dal ceppo di micoplasma coinvolto:

  • abbattimento
  • apatia
  • anoressia
  • anemia (più grave se presenti anche FIV o FeLV)
  • febbre (soprattutto nella fase acuta, nelle altre fasi di solito è assente. Tipica anche durante le riacutizzazioni e le fasi di emolisi)
  • dimagramento
  • mucose pallide
  • ittero
  • splenomegalia
  • epatomegalia
  • aumento di volume dei linfonodi

Diagnosi di micoplasmosi felina

Solitamente l’anemia da emobartonellosi è di tipo molto rigenerativo: se si ha un gatto con emobartonella, ma l’anemia non è rigenerativa, è possibile che ci siano anche altre malattie sottostanti. L’anemia è di tipo emolitico extravasale (avviene in milza, fegato, polmoni e midollo osseo), talvolta complicata da emolisi intravascolare provocata dal fatto che i globuli rossi parassitati sono più fragili e si rompono più facilmente.

L’anemia è di tipo macrocitico ipocromico con presenza di policromasia, reticolocitosi e sferocitosi. Solitamente è rigenerativa.

La diagnosi può avvenire in vario modo:

  • striscio ematico: si ricercano i parassiti al microscopio, ma nella metà dei casi non sono visibili o sono presenti in numero talmente basso da non essere rilevati. Bisogna differenziarli da corpi di Howell-Jolly, Babesia felis e Cytauxzoon felis
  • PCR: molto utile nelle fasi di recupero o nei portatori asintomatici, è la tecnica preferita (meglio se l’esame viene fatto prima di iniziare la terapia altrimenti potrebbero esserci dei falsi negativi)

Terapia dell’emobartonellosi nel gatto

La terapia di elezione dell’emobartonellosi nel gatto è la doxiciclina, mentre in seconda battuta si possono usare i chinoloni. Inizialmente, poi, per ridurre i fenomeni di emolisi, è necessario associare alla doxiciclina anche del cortisone.

Ovviamente non va dimenticata la terapia di sostegno: bisogna far mangiare il gatto, correggere la disidratazione e talvolta fare anche una trasfusione in attesa che i farmaci facciano effetto.

Fondamentale è prevenire: mettete ‘sti benedetti 20.

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